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"Storie fantastiche", antologia di racconti fantasy – I libri di Carmilla

 

Storie fantastiche 

 La parola ‘fantastico’ ha evocato e ispirato i nostri scrittori nelle direzioni più diverse e disparate ed è proprio questa componente, l’eterogeneità, che ci piace maggiormente nella nostra nuova antologia.”

Così certificano Gisella Calabrese e Giuseppe Mallozzi nella presentazione della terza opera (dopo “Italian noir” e “I bonsai di Carmilla”) a cura de “I sogni di Carmilla”.

“I sogni di Carmilla” è l’associazione intitolata all’eroina – fantasy anche lei! – di Le Fanu, la vera capostipite dei vari Twilight, Breaking Dawn e compagnia cantante che anche in questi giorni impazzano al cinema.

E proprio nella direzione indicata dal “duo Carmilla” si spingerà questo mio commento,  proponendo una prima selezione di racconti per mostrare in quali e quante direzioni si siano spinte le menti fantasiose dei ‘fantastici’ autori (che sono assai eterogenei anche per maturità stilistica e originalità di contenuti, aggiungo io con una punta di malvagità critica).

Di fantasmi (quante allitterazioni con “fanta”!) si occupano “N° 13” (ove Raffaele Garzone cerca invano di esorcizzare la trisdecaidecofobia) e lo spettrale “Luna Park” di Eman, racconto onirico che si rifrange negli specchi delle giostre. E appartengono a ectoplasmi le “Catene” che ‘i goonies’ di Ivano Mingotti cercano I(n)vano di spezzare, così come di un fantasma bambino è “Il pianto” di Maria Arca.

I famigerati vampiri – e come potevano mancare! - sono ben rappresentati da Michele Barbera che in “Linda Stevens” in qualche modo resuscita Carmilla: “Oh sì, aveva il corpo di una bambina, i capelli biondi e boccoli vaporosi, ma il viso no. Il viso era illuminato da due fessure gialle, come di serpente, la bocca aveva una cornice di denti aguzzi e affilati, sporchi di sangue, terra e sfilacci di carne”.

Di ‘nosferatu’ si occupa anche Connie Funari e celebra “L’innocenza del sangue” dando voce a un padre che si trova di fronte a un drammatico “aut aut”: abbandonare la figlioletta al suo destino di morte per peste o garantirle l’immortalità lasciando agire la madre-vampiro?

Nell’improbabile evenienza in cui anche voi vi trovaste di fronte a un dilemma così amletico, che cosa scegliereste?

Venature horror scorrono nel racconto di Mauro Bandini,  che “Nel museo delle cere” colloca un emulo di … Jack lo squartatore!

Atmosfera ‘urban’ in “Bombing Citydi Stefano Merenda, che ricrea un’atmosfera da far west nella metropolitana. E lo fa talmente bene che mi son chiesto se il racconto gli deriva da un’esperienza personale di writer. La risposta a questa curiosità arriva … alla fine del racconto.

Troviamo fantasy allo stato puro nella lotta tra forze del bene e del male, che non esitano a camuffarsi in giochi illusionistici e ambigui, sconcertando il lettore: Fabrizo Alessandro Cadili e Marina Lo Castro, due vecchie (non in senso anagrafico!) volpi (pronuncia: conoscenze), in “Forgiato con l’inganno” lasciano scorrere la loro energia fantasy allo stato puro.

Il fantasy si fa piratesco e arrembante: “All’arrembaggio!”, incita Elena Babboni, mentre ne “Le disavventure di un medico di bordo” Diego Capani consegna il pavido Arthur Pinket direttamente in mani corsare.

Alcuni racconti sono trasposizioni di incubi: Ivan Campedelli immagina una situazione limite nella quale “Non c’è più il firmamento” e Riccardo Landini costruisce la sua ossessione convinto che la cosa più importante sia “La salute, innanzitutto”.

Animazioni di soggetti notoriamente immobili e rivoluzioni di animali sono un altro tema conduttore. Ne “La rivolta di plastica” Lorenzo Marone, forse stimolato da De Chirico, rivitalizza i manichini delle vetrine. “Lucilla”, insieme ad Antonio Ferrara, pone le premesse per una strage di bambole viventi. Lo spirito animalista palpita in Riccardo Sorrentino (“E solo un gatto”) e in Laura Ferraris (“Gli artigli dell’anima”), che consegnano intenti vendicativi e punitivi ai felini. In “Se crescio ti sposo” Domenico Romano Mantovani ci rivela che alberi e piante, in un lontano passato, non erano immobili, come le vediamo adesso.

Le due categorie kantiane della conoscenza – lo spazio e il tempo - sono temi cari al fantasy. Che si diverte a reinterpretarle e le stravolge organizzando viaggi diacronici (come Paolo Ungheri in “Ritorno alla vita”) o sincronici (come Michele Fiorenza in “Mistero nel futuro”). Talvolta ricorrendo a telepatia e  telecinesi, magari superando “Dubbi e difficoltà di un supereroe” insieme ad  Arianna Restelli.

La mitologia selvaggia e ferina spopola in “Predestinata – Mater semper certa” di … 

 

                                                                                                               …  Bruno Elpis

 

                                                                                                                                       che presto pubblicherà il secondo commento alle “Storie fantastiche”.

 

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