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 Le recensioni di Bruno Elpis  Le recensioni di Bruno Elpis Le recensioni di Bruno Elpis


 

 

Non spingete quel bottone – Antologia sull’ascensore, a cura di www.braviautori.com

 

Non spingete quel bottone Non spingete quel bottone” è l’antologia  di racconti sull’ascensore curata da Lorenzo Pompeo, che ho conosciuto e apprezzato come autore leggendo il suo romanzo “In arte Johnny”.

La copertina è di Roberta Guardascione; i racconti sono intercalati da illustrazioni di Furio Bomben e da fotografie scattate dagli autori.

Di Lorenzo Pompeo è la prefazione: un excursus nella cinematografia, ad esplorare le valenze simboliche e scenografiche dell’ascensore.Parimenti introduttivo – ma mi verrebbe da dire che è il cuore dell'opera- è il paragrafo intitolato “Sale o scende?” di Vincenzo Bitti. Con profondità culturale l’antropologo declina le ambivalenze e penetra le allegorie insite nei binomi “salire-scendere” e “movimento verticale-movimento orizzontale”. Ci sono cenni agli antenati storici (le “gabbie di ferro” dei minatori) e letterari (Zola in Germinale) degli ascensori. Bitti, inoltre, contestualizza i racconti selezionati e trova interessanti motivazioni alla predominante interpretazione ‘fantasy/horror’ che è stata data dagli autori al tema del contest.

Dopo questi commenti è davvero difficile aggiungere qualcosa di originale. Il mio consiglio è pertanto quello di essenzialmente affidarsi a queste ottime critiche, riportate nelle prime pagine dell’opera, per avere un’idea di contenuti e tenore della raccolta. Ricordo inoltre che il tema dell’ascensore è stato, e non soltanto secondo il mio parere, magistralmente affrontato da Gianluca Morozzi in “Black out”: un romanzo da divorare in un boccone per gustare patemi, emozioni e sensazioni che l’ascensore suscita. Anche in una situazione esasperata. Dunque, con queste premesse, ho letto i racconti dell’antologia e ne ho tratto alcune suggestioni, destinate a riaffiorare nei miei pensieri.

 

Il mio ufficio si trova al quarto piano di un palazzo storico nel centro di Milano. Alcuni miei colleghi si rifiutano di prendere l’ascensore, ritenendo che – dato il lavoro sedentario che svolgiamo - il movimento fatto per salire e scendere le scale rischia di essere l’unica attività motoria dell’intera giornata.Contro tali rispettabili propositi, la mia pigrizia mi porta sempre … sull’ascensore. E allora, anche oggi, dopo un’altra giornata di lavoro, raggiungo l’elevatore.

 

Quarto piano … Ma chi è questa bellezza? Una collega nuova? Ripenso a “Il sorvegliante” di Luigi Dinardo, che – con equilibrio e misura - ha intessuto cenni di voyeurismo e di collezionismo in uno dei racconti più belli dell’antologia.

 

Terzo piano … La bionda dagli occhi di ghiaccio scende già! La porta aperta dell’ascensore mi lascia intravedere, da una finestra, le guglie del Duomo di Milano. Per connessione, si materializza il racconto di Roberto Guarnieri che, con  fantasia, in “Orgoglio del secolo” ha trasformato la Tour Eiffel e il suo formidabile ascensore in un trampolino di lancio.

 

Secondo piano. La porta si riapre, altri volti compaiono. Poi la porta si richiude e si riparte. Nuove presenze, nuove voci nella cabina … come in “Quella casa” di Tullio Aragona, che – per semplice assonanza – mi ha evocato sia i misteri de “La casa”, sia la “mamma” di Psycho. Anche se il suo racconto non è horror.

 

Primo piano. Sale altra gente. Sfaticati più di me! Prendere l’ascensore per evitare una rampa di scale! In una frazione temporale anche breve … quanti pensieri! In una manciata di secondi, si può cambiare anche un destino. Come ha fatto Davide Manenti in “Da qui a cinque anni”.

 

Piano terra, anche questa sera siamo “Salvi per miracolo”. E ripercorro il racconto esoterico e vagamente new age di Paul Olden.

 

OK, sono fuori e cammino per la strada. La giornata lavorativa è conclusa. Mentalmente ripongo anche “Non spingete quel bottone” e … torna Eman a tenermi compagnia.

Il suo racconto, raffinato e ricco, chiude l’antologia con un tocco di classe.

Inserti in lingua inglese e francese, come nelle più belle canzoni di Battiato (“Once upon a time you dressed so fine, Mary”),

 

 

 

riferimenti a Manet (Déjeuner sur l’herbe) …

...e a Blade Runner, psicoanalisi a iosa e doppio perturbante: insomma, ”Overdose”. E non soltanto di farmaci.

Tutti temi cari a …

                                                         … Bruno Elpis

 

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