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"The case of Charles Dexter Ward"

  

 

 

     “Il caso di Charles Dexter Ward” è una delle opere più riuscite di Howard P. Lovecraft: concentra tutti gli elementi del suo stile, concretizza un classico dell’horror imparentato sia con “Lo strano caso del Dottor Jeckill e di Mr Hyde” di Stevenson, sia con il “Dracula” di Bram Stoker, e presenta vaghe attinenze con “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

 

La storia narra in modo molto indiretto (il narratore riferisce i pensieri del medico che cura il protagonista, Charles Dexter Ward) il caso di un giovane impegnato a riesumare un trisavolo, manipolando le sue ceneri: l’antenato è quel Joseph Curwen che, come narrano le cronache del settecento, nella sua fattoria sulla Pawtuxet Road aveva concentrato oscuri commerci di marinai ammutinati e disertori, per occultare pratiche empie ed esperimenti sacrileghi (“Una profusione di ossa umane e animali… in luoghi… scavati… dalla pioggia sulle sponde del fiume”), dopo aver probabilmente carpito il segreto della “continua giovinezza e longevità”.

Per ottenere il velleitario risultato, il giovane Ward attende a studi sfiancanti e ossessivi e intraprende un misterioso viaggio in Europa, che lo conduce a Londra, Parigi, Praga, Vienna e… in Transilvania.

 

Ritornato a Providence (“Vecchia Providence!... Li si trovavano gli arcana meravigliosi, o terribili, secondo il caso, per i quali si era andato preparando in quegli anni di viaggio e di studio”), che Lovecraft descrive esaltandone le sembianze gotiche (“Nel solito stile coloniale di Providence, con un normale tetto a punta, un grande comignolo centrale e la porta d’ingresso artisticamente intagliata con la lunetta a raggi, il frontespizio triangolare e slanciate colonne doriche”), Ward si trincera nel suo bungalow con ambigui personaggi (“Il Brava Portoghese era aborrito, il Dr Allen con la sua barba e gli occhiali era temuto, e il giovane e pallido studioso profondamente sgradito”) per completare i propri esperimenti.

 

La verità trapela in una lettera-confessione (“Ho portato alla luce una anormalità mostruosa, ma l’ho fatto per il bene della conoscenza”) e fuoriesce dai labirinti sotterranei che custodiscono segreti inenarrabili (“I lekthoi… su cui era scritto Custodes, e tutti i Phaleron… con un cartello che diceva Materia”), mentre le identità di antenato e discendente sembrano essersi sovrapposte (“Un avatar dell’antico negromante”).

  

                                                                                                                                              … Bruno Elpis

 

 

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