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 Le recensioni di Bruno Elpis  Le recensioni di Bruno Elpis Le recensioni di Bruno Elpis


 

 

"I ratti nei muri”

 

The rats in the walls   “Ratti nei Muri” è la storia narrata da un discendente della famiglia Delapore, trasferitosi dal Massachussets ad Exham Priory, l'antica tenuta inglese di famiglia, che è stata da poco ristrutturata.

     La famiglia d’origine viene ricordata in modo sinistro dai compaesani: essi dimostrano grande diffidenza anche nei confronti del nuovo venuto, che vive ignaro dell’oscuro passato degli ascendenti.

     Fin da subito il protagonista e il suo gatto preferito, "Nigger-man", sentono strani rumori: sembrano topi che zampettano dietro ai muri. I rumori si ripresentano di notte e nessuno sa spiegarne l’origine.

     Il narratore ingaggia alcuni scienziati, per risolvere il mistero che si nasconde nei sotterranei della proprietà. Ove, sotto un altare, una scala antichissima sprofonda nel buio. Per questa via si giunge a una terrificante città sotterranea.

     L’incursione nei penetrali della tenuta consente una terrificante ricostruzione della verità: la famiglia manteneva e nutriva con carne umana una strana comunità. Regredita, involuta e composta da individui deformi, forse a causa delle mostruose condizioni di vita.

     La terribile rivelazione causa la pazzia del protagonista, che non rinnega la sua discendenza (buon sangue non mente!) e uccide (per divorarlo?) uno dei suoi compagni.

     Rinchiuso in un istituto d’igiene mentale, il narratore proclama la propria innocenza, sostenendo che sono stati i ratti a dilaniare il corpo del malcapitato. I topi, infatti, continuano a zampettare anche dietro ai muri della cella …

 

       In questo racconto  –   oltre all’elemento horror del cannibalismo  –   ritroviamo due strutture tipiche di Lovecraft:Lovecraft

la reinterpretazione allucinata della mitologia classica e l’incubo per una vita sotterranea nella quale si dibatte l’inconscio peccaminoso e perverso del mondo.

      In particolare, il richiamo mitologico è al culto di Cibele, cui alludono alcune scritte rinvenute nell’interrato.

Un rito che celebra un mito cruento di menomazione.

 

   In epoca romana, il culto di Cibele era officiato da sacerdoti (i galli o galloi)  che si erano castrati nel Dies sanguinis

(il 24 marzo), giorno in cui iniziavano le cerimonie funebri per evocare la morte di Attis.

      L'arcigallo, il gran sacerdote, si lacerava con pugnali per spargere sull'albero sacro il suo sangue, in ricordo di quello versato dal dio dal quale – secondo il mito - nacquero le viole. Il gesto veniva imitato dagli altri sacerdoti, mentre gli adepti praticavano una danza frenetica e nell'eccitazione sguainavano le spade per ferirsi.

      Il rito misterico culminava (il 28 marzo) nell'Initium Caiani: la cerimonia di iniziazione ai misteri di Attis in un santuario  sul colle Vaticano. Gli iniziati consumavano un pasto negli strumenti musicali e davano luogo alla ierogamia, una rievocazione sessuale delle nozze tra Attis e Cibele.

 

      Mi piace infine costruire un asse ideale nella scelta degli animali portatori di orrore: i ratti con funzione salvifica de “Il pozzo e il pendolo” di Poe, i sorci-incubo di Lovecraft e i topi esecutori di un’atroce vendetta in “1922” di Stephen King …

 

                                                                                                                                                                                     … Bruno Elpis

 

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