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Bagliori cosmici - La poesia nella fantascienza, a cura di www.braviautori.com

 

Bagliori cosmici 

La raccolta di poesie intitolata "Bagliori cosmici"ť č introdotta nella prefazione di Massimo Baglione (un amante della fantascienza che, lo ricordo, ha pubblicato "Un passo indietro"ť e "L'animo spaziale") da un aforisma di H.P. Lovecraft, che allude all’attivitŕ creativa come a “un varco … che si spalanchi verso nuovi mondi accessibili solo agli dei”.Spesso, č vero, la poesia č banalmente concepita come un genere nel quale molti credono che sia sufficiente “andare a capo”. Io non credo che sia sufficiente “andare a capo” per scrivere una poesia. Come tutte le arti, anche la poesia č un insieme di felice intuizione e di tecnica.Tuttavia ritengo che cimentarsi in un genere (la fantascienza) tradizionalmente legato alla narrativa – e, nell’ambito della narrativa, a quella forse piů sperimentale – sia una prova di grande coraggio, motivata anche dal desiderio di “mettersi in gioco”.Č pertanto con spirito di gioco che ho partecipato a questa nuova avventura (interplanetaria, mi verrebbe da dire) e, con pari intento ludico, mi sono accostato alla lettura dei versi selezionati per comporre la raccolta. Salvo poi accorgermi che, in alcuni momenti della lettura, sono stato abbagliato dai ‘bagliori cosmici’ (abbagliato, bagliore e Baglione: che ridondanza!) e, in qualche caso, ho sentito anche i ‘brividi cosmici’: quelli promananti dalle intenzioni di chi li ha scritti.Quanto ai contenuti, premettendo che la fantascienza nella mia formazione culturale si ferma a … Jules Verne (!), ho raggruppato gli autori (alcuni dei quali sono presenti con piů componimenti) per “classi”. Con gli autori, mi scuso fin da ora per il tono scherzoso del mio commento e per l’incompetenza che dimostrerň.

 

I personaggi

Ovvio: dato il tema, i protagonisti delle poesie sono i piů disparati. E spaziano (ma perché i termini mi sembrano tutti allusivi al tema della silloge?) dai superuomini cavalcanti e dai guerrieri supertecnologici (“Io non so cosa c’č” di Angela Di Salvo) all’uomo post nucleare (“Lamento …” di Daniele Moretti). Dagli esseri di luce e dalle forme evanescenti (“Amici” e “Il tempo delle vite” di Lia Lo Bue), a “Lo spirito Klingon” di Ser Stefano. Dal mercenario virtuale (“Involucri perfetti” di Tamara Muresu) a “I cacciatori” di Sandra Ludovici. Dagli inquietanti esoscheletri robotici (“Inner black space” di Iunio Marcello Clementi) a “I rinnovatori” e agli Ossidatori di Antonella Jacoli. Fino ai mostri spaziali e agli eoni di miracoli ancestrali (“Forse č solo scarto” di Alessandro Pedretta, presente anche con “VIRUS 23”).

 

I corpi celesti

Il sole  si fa in tre per Meth Sambiase (“La rotta per Nova Helius”), in quattro per Paolo Leoni (“Ritorno a Ilo”) e, in questa gara degna di una casa d’aste, addirittura … in mille per Francesco Bellia (ma noi sospendiamo la sua “I mille soli” per eccesso di rialzo!).Di veri e propri “bagliori cosmici” ci parla Alex Panigada in “Shangri-La” e sarebbe pura tautologia, se non fosse per il resto dei versi ove impazzano raggi di fuoco e comete incandescenti. Potremmo invocare la ‘coincidenza degli opposti’ o piů semplicemente il ‘chiaroscuro’ contrapponendo i buchi neri di pezza di “Ieri, domani” (Domenico Mastropasqua) al “Buco bianco” di Umberto Pasqui. Ricadiamo invece in piena tradizione poetico-astrale con la luna e le stelle  con le quali Roberto Monti anima “Con senza te”. Mentre Iunio Marcello Clementi (sě, ancora lui!) vaga “Tra mondi nascosti”, “Cellule di una pioggia cosmica” e “In una bolla di luce”. “La Spezia”, oltre che avamposto per le Cinque Terre, nella nostra raccolta, ma soprattutto nella lirica di Vittorio Cotronei, diviene postazione privilegiata per osservare ‘la fascia degli asteroidi’: un luogo ove “viaggiare, senza muoversi”. 

 

I colori

Corpi celesti sě, ma non celesti in senso stretto. Perché Diego Cocco ci accompagna “In viaggio verso Marte” e qui - lo sappiamo tutti anche per via di recenti spedizioni spaziali – il colore predominante č il rosso. Cosě come “Blu” č il colore al quale affida il suo poetare Mara Bomben (sono sue anche “Volo via” e “Le tue dita nelle mie”). Mentre Mattia Nicolň Scavo consegna le sue emozioni (“Sogno č visione”) al verde baleno e, non pago del verde baleno, a ‘mille colori’. Anche “Rivelazione, rivoluzione” č di Mattia Nicolň Scavo. 

 

I concetti

In senso moderno, alcuni di noi si sono ispirati al “concept”. Oltre allo zero assoluto (“Essere quantistici” di Sandro Battisti) e all’idea di superamento del limite della velocitŕ della luce (Marco Signorelli in “Impressioni sil salto + FTL”), troviamo “Ecco, la persistenza” di Maurizio Landini (sue anche “Atene non ardeva” e “Era domani”), il “Silenzio” e il “Sintetico” di Marco Ferrari. Non facciamo in tempo ad uscire dal labirinto privato di Serena M. Barbacetto (“Restitutio in integrum” e “Il grembo d’oro”) che, nell’encomiabile sforzo di superare un concetto  scontato come quello dell’universo, Gabriele Beltrame ci conduce “In riva al Multiverso”. Il multiverso, poi, fa pendant con infinito e innumerevoli mondi nel “Viaggio” di Antonio Cervo. O con il “Vuoto” di Salvatore Stefanelli. Nel frattempo abbiamo superato un’altra insidia concettuale, quella intitolata “Un vuoto quadrato” (Andrea Leonelli). Torna Iunio Marcello Clementi a ricordarci il dramma dell’entropia, mentre Francesco Omar Zanaboni ci propone un esercizio di “Metafantasia” per poi misurare il tempo con la clessidra cosmica in “Singolare” (sua č anche “Buchi di verme”). E speriamo che rimangano confinati nella sfera concettuale, o tutt’al piů nella mitologia digitale di “Rivangare il futuro” (Lorenzo Davia), sia il disturbo distoptico e il sangue olografico di “Siderea” (Antonella Taravella) sia “Inferno” di Claudio Fallani. Per rimanere in tema igneo, Matteo Mancini (“Fuochi di fine stagione”) propone un tema sempre valido: quello dell’amore impossibile. Ma – aggiungo io - non č piuttosto l’amore possibile un tema di fantascienza? Proprio come la misericordia (“Misericordia e il nome” di Alex Tonelli).

 

 Echi poetici

Ne cito due: l’ungarettiano “Ed č subito luce” in “Silenzio” di Marco Ferrari. “Le falene dentro a un fuoco” (ricordate Montale? “Folta la nuvola bianca delle falene impazzite …”)  de “La rosa di Gerico” (Lorenzo Crescentini).

 

Haiku

Li ho trovati davvero deliziosi. Sono di Luigi Brasili (“Haiku”), di Tullio Aragona  (“Space Haiku”) e di Salvatore Stefanelli (Haiku 1 – Haiku 2). Credo di non offendere nessuno se ricordo, anche a me stesso, che “l'haiku č un componimento poetico nato in Giappone, composto da tre versi per complessive diciassette sillabe.”

 

Voyager, musica e immagini

Č il momento delle mie (del tutto) personali “menzioni speciali”. Spettano ex aequo. A Simone Pelatti, per averci ricordato in “Voyager I, A.D. 41977” che l’uomo, con tutta la sua follia e la sua ansia di conquista, ha avuto il buon gusto di registrare su disco la musica di Mozart e di collocarlo, il disco, a bordo della sonda spaziale che vaga nel cosmo. Ad Alessandro Napolitano, per aver musicato con il suono del violino “L.”, l’ultima poesia della raccolta. E infine a Roberta Guardascione, per aver arricchito con illustrazioni tematiche la silloge, fornendo nuovi spunti all’immaginazione di chi legge e guarda. Chiudendo il becco a …

                                                                                                                                                                                                                                                 ...                                                                                   ... Bruno Elpis (che le illustrazioni no, quelle no, non le puň commentare!)

 

 

 

 

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